Il nuovo regolamento del Comune di Prato dà il via libera all’attività a domicilio ma impone regole talmente rigide che la missione diventa “impossibile”

La messa in piega o la manicure a domicilio? Sì, grazie. Basta che l’attività-laboratorio del professionista abbia un ingresso indipendente e sia in regola con tutti gli standard urbanistici per fare in modo che l’abitazione possa accogliere la clientela. Praticamente, un’impresa impossibile. Sotto la lente d’ingrandimento, il nuovo regolamento comunale per le attività di acconciatore ed estetista che, a pochi giorni dall’approvazione, fa già discutere il popolo di estetiste e parrucchieri “regolari”, quelli che ce l’hanno a morte con la concorrenza selvaggia e la deregulation in questo comparto.

La possibilità di svolgere queste professioni a casa non significa assolutamente favorire il fenomeno dell’abusivismo nel settore dei servizi alla persona. Sono state recepite soltanto  le linee del regolamento regionale e nazionale che dà la possibilità per l’esercente di aprire un’attività a casa propria rispettando determinate prerogative. Tecnicamente il percorso è molto complicato, per questo a Prato non si registrano ancora casi di acconciatori o estetisti che svolgono il lavoro nel proprio domicilio. In questo momento, se c’è qualcuno che lavora a casa è fuorilegge.

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Alla revisione del regolamento in materia (l’ultimo era del 2008) hanno partecipato le associazioni di categoria Cna e Confartigianato, le prime a non vedere una minaccia nel comma 9 dell’articolo 5 del regolamento, laddove si legge che «l’attività di acconciatore e di estetista può essere svolta anche presso il domicilio dell’esercente, a condizione che i locali utilizzati dispongano dei requisiti previsti dalla vigente normativa in materia di urbanistica, edilizia, sanità, sicurezza e siano dotati di ingressi e servizi igienici autonomi». Insomma, una bella trafila burocratica per fare la permanente o la pedicure a casa nell’alveo delle regole. Eppure, tanti del mestiere si sono messi in allarme chiedendo spiegazioni alle associazioni di riferimento.

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